L’uomo sexy che muore – una (brevissima) novella tragicomica

Lui aveva tante donne e un’attività sessuale invidiabile.

Sapeva cosa significava: stava morendo, glielo aveva detto Clarissa – e siccome su quel nome si era interrogato a lungo e aveva trovato un’etimologia inequivocabile, non poteva dubitare delle sentenze che uscivano da lei.

Quel “Giacomo, stai morendo” a chiusa di un clarissimo e melodioso orgasmo, era decisivo per il suo futuro.

“Sto morendo, cazzo!”

La storia con Clarissa era finita lì, ma sarebbe finito anche tutto il resto in breve tempo.

Il fatto è che Giacomo piaceva proprio per l’aria di estrema funzione che aveva la sua vita. Si trattava di una vita di qualche successo, di un certo appeal da maschio che aveva performato fino a quel punto rispettando le consuetudini sociali delle cose belle, ben fatte… Finite.

Ma era veramente finito, Giacomo?

“Ma no, non può essere, non mi sembra…” si ripeteva come un ebete in passeggiata, mentre gruppetti di ragazzine lo guardavano pensando che quello era proprio un tipo sexy, proprio uno che aveva raggiunto quel punto, quel limite… E bisognava farsi scopare prima che morisse!

“È tutto vero, maledetta Clarissa!”, ma intorno, ormai, non era una sola maledizione, erano tante splendenti clarisse di profetici orgasmi finali.  

Ma che aveva fatto, lui, per tutto questo tempo? Studiava la storia delle parole, aveva dato in pasto all’intelligenza artificiale centinaia di etimologie di cui si perdeva la provenienza nel chissà dove e chissà come e quando dai neuroni artificiali era spuntato un dizionario etimologico digitale resistente alla muffa, lui era stato così contento da convincersi di essere di qualche civica utilità.

“Coltivare parole è così difficile oggi…” – se lo ripeteva come un mantra dopo la scomparsa della sua famiglia, di cui non rimanevano che slogan e tutto ciò che avevano lasciato i componenti del suo affettuoso clan mano a mano che si erano resi conto di avere assolto al proprio ruolo. Gli mancava tanto la mamma e soffriva così tanto la sua fine, perché si rendeva conto di esserne stato l’artefice. La mamma di Giacomo aveva avuto nella vita un solo obiettivo: Giacomo, appunto – e una volta che questo si era fatto grande, lei aveva deciso di essere felice così, di avere finito.

“Cazzo, ma io non sono felice” pensava Giacomo mentre le donne lo desideravano e in quelle leggeva la sua fine.

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