«Che sia un giaguaro?» mormorò la fanciulla, gettandosi prontamente dietro una macchia di legno cannone. E. Salgari, Jolanda. La figlia del corsaro nero
La narratrice inizia il monologo mentre sistema alcuni costumi di scena su un appendiabiti. Durante il monologo, la narratrice controllerà e sistemerà gli abiti, per indossarli poi ad uno ad uno scrupolosamente. In scena c’è uno specchio, che utilizzerà di tanto in tanto per vedere se la sua trasformazione in Jolanda sta avvenendo per il meglio.
Chi è Jolanda di Ventimiglia?
Jolanda è la figlia del Corsaro Nero e la moglie del pirata Henry Morgan.
In questa storia qualcuno è esistito, qualcuno no, quindi mettiamo in ordine le cose.
Il Corsaro Nero e Jolanda sono due personaggi immaginari, mentre Henry Morgan è esistito veramente ed è vissuto tra l’Inghilterra e i Caraibi, cercando di conquistare Hispaniola, saccheggiare quanto più poteva, fino ad arrivare a Panama ed espugnarla per prendere anche lì quanto possibile. La conquista di Panama avvenne il 18 gennaio 1670 e questa foga di accaparrarsi tutto quello che c’era aveva due giustificazioni. La prima, il saccheggio andava di moda: gli Spagnoli e i Portoghesi saccheggiavano a più non posso da quasi due secoli; Inglesi e Francesi erano arrivati con qualche ritardo nel Nuovo Mondo, ma anche loro si davano da fare; gli Olandesi arrivarono a fondare e a vendere agli inglesi addirittura New York (all’inizio New Amsterdam), che suona un po’ come Totò che vende la fontana di Trevi. La seconda giustificazione dei saccheggi erano i debiti. I pirati avevano un sacco di debiti: partire con una nave funzionante, mantenere un equipaggio pieno di omaccioni affamati aveva dei costi altissimi; quindi, si partiva con tante buone speranze, si accumulavano debiti con i costruttori e si cercava di saldarli alla bell’e meglio. Siamo in tempi in cui vendevano pepe e spezie o qualche cosa di esotico come la canna da zucchero, diciamo pure che i pirati in questo contesto erano persone concrete, quindi, erano più attratti da oro e argento, perché evidentemente non avevano ancora scoperto il potenziale del narcotraffico. In questo intricato Nuovo Mondo, dove si mischiano finti indiani, indios, indigeni della giungla, cannibali quanto basta, predoni e governatori europei, Salgari, veronese, mette in campo i suoi personaggi: il Corsaro Nero e la figlia Jolanda. Per amor di storia coinvolge il buon Henry Morgan, lo fa luogotenente del Corsaro Nero, gli mette in bocca un eloquio forbito con cui si rivolge tramite un casto VOI a Jolanda e naturalmente dopo un naufragio fa sposare i due, fornendo quindi il pretesto per la nascita di un’evoluzione straordinaria della donna piratessa. Ma la sua Jolanda, che supponiamo sia stata concepita in dialetto veronese, ma stampata in italiano ottocentesco, non era certo la piratessa che immaginiamo oggi. Innanzitutto, era una sorta di team coach, una che arrivava, bella come il sole ma rigorosamente vestita di nero (in quanto figlia del Corsaro Nero), si presentava sul ponte della nave “Folgore” e diceva ai filibustieri presenti cosa avrebbero dovuto fare per depredare l’ennesimo porto, nonostante l’artiglieria degli spagnoli. E quelli lo facevano! Le ubbidivano perché affascinati dal quel timbro perentorio che tanto ricordava il Corsaro Nero. Ma lei non si sporcava le mani, al massimo notava che una palla di cannone finiva a poco da lei e commentava con il suo Morgan “accipicchia, ci vogliono forse impressionare”. In secondo luogo, Jolanda – come tutte le jolande – era una crocerossina. Succede, infatti, che la bella Jolanda naufraghi in Venezuela, in mezzo a fantastici animali colorati, ohibò un giaguaro e certamente moltissimi cannibali, gli antropofagi dalla lunga barba che prendono a frecciate Morgan. Lì Jolanda riuscirà ad ammazzare qualcuno, ma sempre con una certa eleganza e sempre al primo colpo, senza far soffrire troppo il nemico. Inoltre, non colpiva degli uomini d’onore, colpiva dei terribili bestioni che si pappavano civili pirati inglesi. Il super potere di Jolanda – come tutte le jolande – è quello di consolare uomini virili anche nei momenti in cui riscontrano qualche problema con la loro mascolinità. Capita che Morgan, infatti, venga ferito e rischi di morire, ma faccia finta di nulla per dimostrare di essere un Rambo ante litteram in un Vietnam sudamericano. La povera Jolanda lo aiuta in modo che neanche si renda conto che lo aiuta, che qualche merito è suo, perché il buon esito di un’avventura rimane sempre appannaggio del maschio alfa… Un pirata, poi! Ebbene Jolanda, come tutte le jolande, sa tirarsi indietro, lavorare sodo e non raggiungere mai l’orgasmo della vittoria. Insomma, l’onorata e venerata Jolanda, alla fine della fiera, sicura di essere in salvo dal momento che Morgan contribuirà alla morte del nemico (una sorta di Don Rodrigo di Panama), sarà felice di sposare il suo pirata.
Ora, che direbbe Jolanda di una serie di piratesse che l’hanno succeduta? E che direbbe Jolanda se sapesse che uno dei costumi più cercati e venduti su Amazon (che neanche farlo apposta ha il sapore sudamericano del Rio delle Amazzoni) è proprio il costume da piratessa? Ma che direbbe Jolanda se scoprisse che il suo elegante abito nero si è evoluto in uno scollacciato vestito da piratessa steampunk che mal copre le pudenda di graziose fanciulle dei giorni nostri?
A questo punto la vestizione è terminata e la narratrice, ormai Jolanda, guarda il pubblico soddisfatta. Il tono di voce sarà imperioso ma al tempo stesso molto femminile.
Come chi sono? Chi siete voi piuttosto! Ditemi un po’, pensateci a d’uopo, chi sono io? (qualcuno, timidamente risponderà) Jolanda, ma non una Jolanda a caso, Jolanda di Ventimiglia, la figlia del Corsaro Nero. Orbene, sono qui nonostante pensassi di essere da tutt’altra parte, sia mai che io mi senta a mio agio fuor dal ponte d’una nave diretta a Maracaibo… (canticchia) Andare sì ma dove… za-zan. Ma dove, dove vorreste essere se non nella giungla? Ohibò che bestie incontrai! Fiere dantesche spuntavano da piante intricate e Henry… Caro Henry… Henry, il pirata Morgan, intendo… Che stava così male, che voi uomini potete capire… No? (sguardo ironico al pubblico femminile)… Insomma, mi dovetti difendere da sola! Ebbene, anche in quel contesto però mantenni tutta la mia piratesca dignità di donna, figlia d’arte e futura moglie corsara. Cosa che non mi riuscì altrettanto bene quando mi trovai nel vostro mondo – infatti, di quando in quando qualche lettore delle mie storie mi trascina fin qui e io ne approfitto per una visita della modernità! Ebbene fui invitata a una festa, o meglio, mi ci trovai appunto perché il mio lettore doveva essere uno di quelli che legge giusto per trovare ispirazione. Ero a una festa in maschera! Ora immaginate la mia sorpresa quando incontrai una ragazzetta con qualcosa di troppo alla vista del pubblico che pretendeva di fare il mio mestiere… (sguardo al pubblico) la piratessa, intendo! Cerco di imitare il volgare eloquio con cui la sciagurata si rivolse a me: “Ma che figata di costume hai, fra? Cosa sei, una specie di monaca antica?”. Allorché la pregai di rivolgersi a me come a una signora e quella: “Fra, calmati!” (Sguardo minaccioso di Jolanda) Fra? Cos’avrà voluto dire? Rincarò la dose, per giunta! “Signora fra’, che bel vestito! Preso su Amazon?”. Alludeva all’abito nero che indosso, con tanto di piuma infissa nei capelli e spada con cui esortai i pirati sul ponte della Folgore… (scimmiottando la ragazza) “La spada, signora fra’, lei fa sul serio!” A me diceva! A me che ho combattuto contro uomini d’ogni sorta, antropofagi compresi! E rispose: “Bello, c’è un tipo qui un po’ antrofobico che mette musica stra-creepy”. Chiesi se non l’avesse ancora ucciso, perbacco! E lei: “Calma, signora fra’, lei sembra un po’ stoned”. Stoned! Allora mi sentii di replicare: “Sentite fanciulla, il vostro abito, invece, rappresenta la tribù indios a cui appartenete?” – E lei: “Sono una piratessa steampunk!”. (Sguardo interrogativo di Jolanda) Ho pensato di dover chiedere un appuntamento a questo Mr Steampunk e fargli un discorso intorno ai costumi che aveva introdotto… Se io andassi in quei panni tra i filibustieri, sarei apostrofata a guisa di una maitresse e non oserei più far conoscere il mio nome! “E come si chiama?” e io le risposi: “Jolanda, Jolanda da Ventimiglia”. (Una breve pausa) E rise… Quella piccoletta rise. Quindi io qui sono tornata e vi chiedo: non sarò mica l’unica Jolanda al mondo che quella rise così forte? E voi, signore a cui ho raccontato questa storia, volete sapere come si è concluso il confronto con Mrs Steampunk? La piccola mi guardò, sorrise e disse: “Mitica Jolanda, sei una di noi”. Quindi, grazie a tutte le jolande che mi hanno ascoltato e un bacio ai pirati presenti in sala!