L’asinello supersonico di Santa Lucia

Era il viaggio di Santa Lucia numero settecento o giù di lì – l’asinello lo sapeva. La storia della sua passeggera più misteriosa, infatti, era iniziata nel tredicesimo secolo, durante un freddo inverno veronese, in cui tanti bambini erano malati e non avevano possibilità di guarire in un comodo ospedale.

L’asinello ricordava tutto di quella prima notte: i bambini insieme ai loro genitori erano andati fino alla chiesa dedicata a Santa Lucia per chiederle di stare meglio, così lei non solo li guarì, ma per quella corsa notturna a piedi scalzi – a quel tempo, infatti, raramente i bambini indossavano le scarpe – donò ai bambini ogni tipo di leccornie che tutti trovarono la mattina seguente.

Quella volta di settecento anni fa, l’asinello era stato chiamato dal signor Castaldo in piena notte, mentre dormiva dritto sulle zampe come si usa tra gli zoccolati più nerboruti e cercava di scaldarsi a contatto con la paglia al riparo nella stalla. Che voleva il signor Castaldo a quell’ora? Presto detto, era stato interpellato proprio da Lucia, la Lucia più famosa di tutte, la santa bianca come la luce che rischiara l’alba successiva alla notte più lunga dell’anno.

In quel momento, dopo più di settecento viaggi, l’asinello ancora provava un brivido quando vedeva Santa Lucia; ma quella prima notte fu così carica di emozioni che per poco il cuore non gli era esploso: era l’asinello prescelto e insieme al signor Castaldo sarebbe diventato famoso. L’asinello sorrise anche quella volta al ricordo che gli teneva compagnia, ma ammise di essere preoccupato.

Il signor Castaldo, come tutti gli anni, stava preparando il tabarro e il cappello per resistere al freddo, ma anche per non farsi riconoscere: la prima regola di tutti vip è il sacrosanto diritto di nascondere la propria identità ogni volta che si vuole far qualcosa bene e velocemente. Chi ha un’idea di quanti bambini devono ricevere i regali da Santa Lucia in una notte sola? Se il Castaldo non fosse veloce, se venisse fermato per partecipare a selfie e stories con dedica, sarebbe un vero disastro e tantissimi regali non arriverebbero a destinazione prima dell’alba!

In tutte le notti del 12 dicembre, l’unico a viaggiare a viso scoperto è proprio l’asinello perché gli esseri umani – si sa – non hanno buona memoria per la fisionomia degli animali, figuriamoci per gli asinelli che a Verona piacciono così tanto… Lasciamo stare questo lato della tradizione – l’asinello tentava di scacciare il pensiero sempre più lontano. Lui aveva un ruolo, era l’asinello di Santa Lucia, non uno qualunque per intenderci, inoltre non era un musso… Siete d’accordo? Perché si sa che a Verona, polenta e musso…

Quella notte l’asinello non era tranquillo perché il signor Castaldo non si stava preoccupando come tutti gli altri anni. Di solito era tutto un fremere, un prepararsi per quella sera fredda, un andare e venire tra la stalla e la sua casa in via della luce numero dodici nel paese di Lucia Santòpoli. “I bambini” – ripeteva sempre – “sono tantissimi, sono migliaia e vogliono tanti regali, bisogna correre, correre, asinello mio!” – e poi – “Ho sentito Lucia stamattina, ne ha ricevute altre cento, capisci? Altre cento letterine ritardatarie!” E così via fino alla mattina del dodici dicembre. In quei giorni sembrava incredibile che rimanessero ancora desideri per Babbo Natale, da tanti ne avevano i bambini che si rivolgevano a Santa Lucia. Una volta, ricordava l’asinello, un bambino che aveva ricevuto dalla mamma l’indicazione di attenersi al numero di due piccoli regali a testa, aveva contato tra le “teste” anche quelle dei suoi supereroi preferiti che collezionava in un bauletto e siccome ce n’era qualcuno che aveva persino il dono della reduplicazione, alla fine a forza di elencare due regali per ciascuno, ne aveva raggiunti almeno ventitré! Vi chiederete come mai un numero dispari… Questo perché uno di quei supereroi di plastica aveva perduto una parte dell’armatura e valeva mezzo eroe, quindi un solo regalo. Il signor Castaldo diceva che con i bambini non si sapeva mai e l’unico modo per renderli felici tutti allo stesso momento era organizzarsi in tempo, prevedendo tante eventualità bislacche.

Ma quella volta… Niente! Nessun movimento ansioso, nessuna fretta di prepararsi; solamente a un certo punto l’arrivo di una lettera raccomandata scritta da qualcuno che doveva essere adulto, visto che l’invio di una raccomandata di questi tempi prevende una certa dimestichezza e tanta pazienza in un adultissimo ufficio postale. “Un adulto, quindi…” – pensava l’asinello – “un adulto che si prende la briga di mandare una raccomandata per essere sicuro che qualcosa arrivi nelle mani del signor Castaldo e di colpo quello… Niente, basta, non si preoccupa più!”. Poteva essere una pillola per lo stress, un intruglio rilassante di qualche genere… Ma chi si prenderebbe la briga di alleviare le pene di uno che fa il castaldo da sette secoli? Sì e no pensano a lasciare un bicchiere di vino sul davanzale, ignorando il fatto che il signor Castaldo in servizio è severamente astemio! Cosa poteva essere, insomma? L’asinello un’idea cominciava ad averla.

C’entrava qualcosa con lui, ne era certo. La sua indole, la famosa testardaggine unita alla stupidità proverbiale non gli facevano una buona pubblicità. Se c’era un anello debole nella catena delle consegne di Santa Lucia, quello era proprio lui: l’asinello da tirare, da spingere, da convincere ad andare avanti mentre perde minuti e minuti di tempo prezioso ragliando. Accidenti a quelle dicerie, perché tali erano, sia chiaro. Lui era sempre stato l’opposto dell’asinello che più di qualcuno chiama “somaro” con disprezzo; lui teneva al proprio lavoro, alla propria investitura, al proprio ruolo. Considerava di aver raggiunto il massimo della carriera somara, al pari delle renne di Babbo Natale o della scopa della Befana. E chi si era mai lamentato di quelle? Pensate che Amazon Prime si impegna a consegnare gli ordini per tutti i giorni dell’anno il giorno successivo al click, mentre le famosissime renne (che sono almeno tre coppie, è da sottolineare) impiegano sì e no otto ore a fare il giro del mondo in modo ecosostenibile, ma solo una volta all’anno! E durante la pandemia? Qualcuno le ha viste? Si vocifera che siano stati assoldati i corrieri Ups per sopperire a Babbo Natale che, anziano, non voleva certo muoversi da casa. Eppure nessuno ha mai avuto da ridire delle renne! Il povero asinello, invece, svolgeva tutto il lavoro da solo e si doveva sorbire i peggiori luoghi comuni, per giunta sempre con la minaccia di finire accanto alla polenta…

Quella raccomandata – lo sapeva – lo sostituiva. Era sicuramente l’invito di qualche azienda nei confronti del signor Castaldo, per farlo diventare – per dire – il testimonial di un monopattino volante con i razzi ultrasonici. Addio asinello, addio per sempre, cara bestia da traino che non sei stata altro. Non uno sguardo di dolcezza nei tuoi confronti, quando ti sostituiremo con un mega jet modello biciclo con carrellino per i regali e ti indicheremo la via più breve per la sagra del musso.

L’asinello era affranto. Mai, in settecento anni, aveva dubitato del suo prezioso contributo nel rendere felici i bambini e mai in settecento anni si era sentito così mortificato. Ormai non ragliava nemmeno più, ormai aveva cominciano a desiderare di dormire coricato.

…Dov’eravamo rimasti? Ah, certo, l’asinello era giù di morale e non sapeva cosa contenesse la raccomandata.

Il signor Castaldo, dal canto suo, vedeva l’asinello depresso e non se ne spiegava il motivo. Pensava di fargli fare meno fatica quella volta e pensava che questo lo rendesse più allegro. Santa Lucia, infatti, sapeva che anche l’asinello quell’anno aveva mandato una letterina con un solo grande desiderio: voleva un po’ di velocità in più, se poteva averne, per arrivare a fare felici tanti più bambini, anche quelli così ritardatari che avevano perso le speranze di ricevere qualcosa il dodici dicembre e ripiegavano sul più famoso ventiquattro. Solo così sarebbe stato appagato, la sua felicità, infatti, dipendeva esclusivamente da quella dei bambini ormai da settecento anni.

Santa Lucia, perciò, aveva contattato un’azienda che costruiva i razzi per visitare la Luna e stava escogitando di mandarci in gita dei vecchi milionari. Cosa c’era di meglio, per questa azienda, di farsi conoscere rendendo più veloce l’asinello-corriere più famoso del mondo? L’azienda non solo avrebbe dovuto donare i razzi supersonici all’asinello, ma avrebbe dovuto anche promettere di fare qualche milione di regali ai bambini poveri di tutto il mondo: un milione per ogni milione speso dai ricconi turisti dei crateri lunari.

L’azienda di nome CiEloMusk, concorrente asiatica della Tesla, mandò una raccomandata al signor Castaldo per essere proprio certa che il giorno dieci dicembre sarebbe andato a ritirare quell’arnese supersonico dotato dei migliori razzi lunari, per rendere l’asinello più veloce senza sforzi per la notte più corta dell’anno.

L’asinello si stava lasciando andare, a forza di pensare che tutti aspettassero solo di avere le sue dimissioni, viveva il suo preavviso di licenziamento con lo stato d’animo di uno che aveva lavorato nella stessa azienda per settecento anni e non aveva ricevuto nemmeno una promozione.

Ma ormai era la vigilia del dodici dicembre e qualcosa si stava muovendo, perché il signor Castaldo cominciò a caricare nel carro (quell’anno più grande del solito) i pacchetti ritirati dai vari negozi: “Mai sempre lo stesso negozio” – ripeteva sempre, orgoglioso del suo metodo – “per non attirare l’attenzione”. Il signor Castaldo era furbo, ma non abbastanza da nascondere qualcosa all’asinello, che appena vide le dimensioni del carro, capì subito di non essere all’altezza del compito e gettò la spugna; ragliò tutto il suo dolore e si coricò sulla paglia come un morto non ancora stecchito. “Che la polenta mi sia di conforto” – pensò – e chiuse gli occhi.

“Asinello?” – tintinnò una voce luminosa – “Asinello mio!”. L’asinello mosse solo le orecchie, ma quel che bastava per dare a intendere di non essere affatto morto, anzi, di accogliere quelle parole con una certa impazienza. A parlare era stata proprio Santa Lucia, che non si palesava se non nei momenti più importanti e lo faceva solo con la volontà di aiutare chi le avesse rivolto una preghiera. L’asinello riconobbe la voce, poi, ancora coricato con gli occhi ben chiusi, ricordò di avere espresso un desiderio a Santa Lucia e capì che la sua preghiera era giunta a destinazione: nei pensieri della santa c’era posto anche per un asinello come lui e ne era così felice che… Balzò sulle quattro zampe in due mosse repentine e stette lì a sgranare gli occhi su quella meraviglia bianchissima e luminosa che aveva davanti.

Anche se i lineamenti del viso sotto il velo si distinguevano appena, Santa Lucia sorrise e l’asinello lo vide. In quel momento capì di essere stato uno sciocco di dubitare di lei e del brav’uomo del signor Castaldo, così, pieno di gioia, si mise lì ad aspettare il finale migliore: il suo desiderio esaudito.

Tuttavia, non aveva idea della concretezza del suo regalo, quando aveva espresso il desiderio della velocità si era aspettato un aumento dell’energia dei suoi muscoli, l’aiuto del vento magari, ma niente di più. Quando si trovò davanti a due razzi lunari supersonici, metallizzati e così lucidi da riflettere tutto lo splendore che gli stava intorno, volle subito provarli. L’arnese che gli aveva preparato la CiEloMusk era lì che aspettava di essere cavalcato. “Per una volta” – pensò l’asinello – “sarò io ad essere in groppa a un nerboruto e supersonico aggeggio da soma!”

Così, quella notte l’asinello con i razzi supersonici provvide a trasportare sia il signor Castaldo che Santa Lucia con tanto di carrettino dei regali e riuscì a raggiungere decine e decine e centinaia di bambini. “Forse migliaia e milioni!” – continuava a ragliare felice l’asinello – “Migliaia e milioni di sorrisi che mi renderanno l’asinello più fortunato della storia”.

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